lo spazio

Ha come oggetto il restauro di un palazzo non vincolato, adiacente la chiesa di San Matteo, nel centro storico di Lecce. Le pessime condizioni statiche e il parziale crollo del vano scala hanno imposto una scelta obbligata, che ha imposto lo svuotamento del corpo di fabbrica.

Data l’aderenza alla chiesa, le fasi di demolizione sono state eseguite con particolare perizia tecnica. I paramenti murari esterni sono stati consolidati durante la demolizione dei vari piani intermedi.

 

Tracce storiche, vani ipogei, cisterne, pozzi, non preventivabili, hanno dettato un atteggiamento scientifico e critico, che ha riconosciuto la valenza dei ritrovamenti e li ha valorizzati, liberandoli dalle superfetazioni. La sensibilità della committenza, disposta a perdere superficie utile, ha consentito di liberare la chiesa dalle superfetazioni poste al confine creando un vuoto, risultato di un antico volume, ora riscritto attraverso l’impalpabilità di un cuneo di vetro. Tale vuoto è caratterizzato dall’ironia dei progettisti, che alla forme antiche hanno contrapposto la leggerezza dei materiali moderni senza intaccare l’identità del passato.

 

Così le vecchie tracce dei servizi igienici restano inalterati sul paramento murario; l’intreccio di forme e volumi sono sostituiti da una scala in carpenteria metallica, che lambisce senza toccare il paramento della chiesa; grandi lampade sono sostenute da un sistema leggero di carrucole industriali. All’interno, giochi di piani intermedi, sospesi e squarciati da tagli di luce, e pavimenti trasparenti in vetro, favoriscono la lettura del contenitore storico e del nuovo contenuto, in un unico spazio fortemente caratterizzato e caratterizzante.

 

Al piano interrato sono stati recuperati i locali voltati e portate alla luce vecchie cisterne, con i suggestivi paramenti murari scolpiti nella roccia, dove sono visibili i segni della cava originale.

 

Il piano terra è caratterizzato da un doppio volume trasparente che si affaccia su se stesso e sul sagrato antistante attraverso tre grandi finestre angolari. Pietra locale, travi ipe e vetro indicano la volontà di denunciare il limite tra la fabbrica e il nuovo in un sottile equilibrio tra tradizione e innovazione.

Il cantiere a seguito di una denuncia anonima ha subito tra anni di ritardo e un processo penale per abuso edilizio conclutosi con assoluzione; nelle motivazioni l' intervento è stato considerato un restauro conservativo in quanto il progetto non si è limitato a cosiderare il manufato privato ma abbia tutelato e valorizzato la vicina chiesa.

 

Nel 2009 il progetto riceve numerose riconoscenze e pubblicazioni tra le quali "Italia Architettura" UTET, Torino 2009.

 

 

"La consapevolezza di intervenire su un manufatto storico, proprietà di famiglia, ma di fatto bene della collettività, comporta una volontà di valorizzare anche se stessi, il proprio operato, la propria capacità aziendale. Oggi, il valore di questo intervento, per me, supera l'edificio stesso e riconosce in esso la memoria di mio padre."

 

Lecce, aprile 2007 Alfredo Foresta